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(Maggio 2008) - I mercati in questo secondo trimestre del 2008 sembrano aver dimenticato in qualche modo che un'altra bolla è scoppiata. Parliamo ovviamente della bolla finanziaria e immobiliare, in base alla quale la crescita del valore delle case in Usa ha fatto sì che molti mutuatari si siano indebitati oltre le proprie possibilità e che le banche si siano caricate di strumenti derivati sui mutui di cui non avevano voluto stimare i reali rischi. E' sufficiente l'intervento delle Banche Centrali (vedi il salvataggio di Bear Stearns) ad aggiustare un giocattolo che ha funzionato per anni e che ora si è rotto? Difficile crederci. Se un parallelismo si può fare con il recente passato, lo scoppio della bolla Hi-tech nel 2000 aveva portato a un bear market delle borse di due anni, con effetti reali sulle economie mondiali, sulla fiducia dei risparmiatori e dei consumatori. Effetti durevoli insomma, che oggi sono di nuovo una prospettiva poco allettante ma possibile. Per di più oggi c'è il problema inflazione. Non solo quella dovuta a cibo e petrolio, che riguarda tutto il mondo, ma al nonmeno pericoloso spettro della Cina. Cosa succederebbe se il Paese che ha permesso al mondo di consumare sempre di più a prezzi molto contenuti iniziasse a esportare inflazione? A causa dell'apprezzamento del Renminbi (10% l'anno), ad esempio, ma anche a causa di oneri sociali che, piano piano, dovranno essere introdotti anche in Cina. Per ora l'inflazione è ancora sotto controllo ma certo non aiuta una economia mondiale sotto pressione per un sistema del credito imballato e un consumatore Usa che deve tirare i remi in barca dopo anni di spese degne della proverbiale cicala.

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